Storia di Portegrandi

 

LA STORIA

La parrocchia di Portegrandi risale al XVI secolo. Essa trae origine dall’antica chiesa di Trepalade, dedicata a San Magno, ritenuto di origine altinate e vescovo di Oderzo e di Eraclea, dove riposano i suoi resti. Verso la fine del 1500 la chiesa veniva definita con il titolo di “cappella” sottintendendo in tal modo la sua soggezione alla vicina San Michele e questo veniva dichiarato nel 1689 dall’allorché Trepalade era “membrum eiusdem ecclesiae S. ti Michaelis”. Tuttavia il diritto alla nomina del sacerdote preposto alla cura delle anime non competeva né alla parrocchia di San Michele, né al vescovo, ma spettava invece alla popolazione e questo lo si apprende da un documento del 1592 che informava di tale “jus eligendi”.

Solo a partire dal testo della visita pastorale del 1711 la chiesa viene definita col titolo di parrocchia ed ha un proprio pievano, incarico assegnato al prete veneziano don Pierantonio Bergalli. Attualmente l’antica chiesa, rimaneggiata, è ridotta ad abitazione civile; rimane però solo un’antica pala raffigurante San Magno, custodita nella sacrestia dell’attuale chiesa di Portegrandi.

Fin dal 1771 nei documenti si accennava brevemente all’oratorio novo alle Portegrandi, in località Conca, sulla sponda destra si “trattava di un oratorio, ancor oggi in piedi, anche se in stato di abbandono e di grave degrado e di riuso ad altri scopi.

Alla fine del XIX secolo la chiesa di Trepalade risultava in un grave stato di degrado e di abbandono, tanto che nel 1853 l’edificio veniva definito “in uno stato miserevole”.

Così anche a Trepalade, come a San Michele, cominciò nel frattempo a farsi strada, forse per emulazione o competizione con il capoluogo, l’idea che, anziché restaurare la chiesa, fosse più opportuno costruirne una nuova, in una posizione più centrale e più comoda rispetto al territorio, trovandosi anch’essa edificata proprio al confine.

La chiesa parrocchiale della frazione troverà risposta al problema della sua capacità mediante la costruzione ex novo, nel sito più appropriato di Portegrandi, nel 1912-1913. La vecchia chiesa venne sconsacrata con rescritto pontificio nel 1913 e tuttora adibita ad abitazione civile. Il nuovo edificio sacro, progettato in stile lombardesco, venne realizzato con mattoni in cotto e cemento armato, in alcuni anni di lavoro (fu ultimata nel 1926 come si può leggere sul soffitto della chiesa stessa (A. D. MCMXXVI). Sull’altar maggiore fu collocata la grande pala di San Magno, proveniente dalla vecchia chiesa di Trepalade.. Primo parroco di questa chiesa fu don Sante Bello nativo di Quarto d’Altino e morto a soli 42 anni a seguito di un tragico incidente stradale.

Gli succedette mons. Giuseppe Pasquini, originario di Viterbo, che completò l’opera della nuova chiesa, abbellendola con marmi, affreschi e stucchi; costruendo il nuovo grande altare maggiore che richiama il calvario (un grande crocifisso con ai piedi le statue in marmo bianco di Carrara raffiguranti la Madonna e l’apostolo Giovanni). È pure opera di mons. Pasquini il rivestimento in marmo bianco della facciata, con l’inserimento di due preziosi mosaici in oro, uno raffigurante l’agnello pasquale, l’altro San Magno patrono di Portegrandi che regge in mano la chiesa veneziana di Santa Maria Formosa, costruita e fondata dal Santo altinate, secondo una leggenda. La facciata è decorata con una capitello corinzio che delimita il portale e da un timpano centrale. Nella chiesa si conserva una preziosa Via Crucis in legno dello scultore bellunese Ferdinando Perathoner di Ortisei – Val Gardena, datata 1947. Sempre all’interno della chiesa prezioso è il crocifisso che campeggia nella navata centrale ed il Cristo morto, dello stesso autore, deposto sotto l’altare dedicato al Sacro Cuore.

Dopo circa un ventennio venne posto il problema del campanile accanto alla nuova chiesa, sempre su proposta del parroco, mons. Pasquini. Nel 1946 venne rilevato che le campane che si trovavano attaccate a quattro assi incrociati di legno erano pericolanti per vetustà. Il campanile fu costruito grazie al contributo in denaro delle famiglie e dell’opera edile dei parrocchiani.

Sempre durante il parrocato di mons. Pasquini furono costruite le altre opere parrocchiali: la canonica, l’edificio per il catechismo, la grande sala parrocchiale, la casa per il cappellano e per il sagrestano.

Nel 1935 mons. Pasquini aprì l’asilo, il doposcuola e la scuola di lavoro per le ragazze, chiamando la congregazione delle Piccole Suore della Sacra Famiglia di Castelletto (VR), ritirate nel 2011.


I SACERDOTI

LE SUORE E LA SCUOLA DELL’INFANZIA

L’ORATORIO DELLA MADONNA NERA

TREZZE

IL TERRITORIO

STORIA DI PORTEGRANDI (file PDF)

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