Il territorio

 

[foto di Piergiorgio Ceolin]

Portegrandi è la frazione più popolata del comune di Quarto d’Altino, la cui distanza è di circa 6/10 Km e conta più di mille abitanti. Essa è completamente autonoma dal capoluogo in quanto è dotata di tutti i servizi essenziali e necessari per un vivere civile, sociale, dignitoso ed adeguato (scuole, medico di base, farmacia, ufficio postale, negozi…)

Dal punto di vista demografico ha subito un forte calo negli anni cinquanta del secolo scorso, gli anni della ricostruzione. Forte infatti è stato sentito il problema migratorio: da quasi 2.000 anime in quegli anni, si è giunti all’attuale numero.

L’emigrazione si è rivolta verso le regioni industrializzate del Piemonte e della Lombardia. Questo problema è dipeso dal passaggio da una società prettamente rurale ed agreste, ad una società industriale. Nel secolo scorso e fino agli anni ’50 tutti gli abitanti di Portegrandi erano dediti all’agricoltura e alla mezzadria, con famiglie patriarcali i cui datori di lavoro erano i tre grandi latifondisti che possedevano quasi tutto il territorio della frazione. Grande era la povertà e l’indigenza, palpabile in un tenore di vita molto basso, a causa di un reddito salariale irrisorio: solo tanto lavoro e nessuna gratificazione.

Lo sviluppo edilizio di Portegrandi comincia verso la metà degli anni sessanta, grazie all’opera mediatrice dell’allora parroco don Silvano Centenaro che attraverso colloqui, incontri convinse, soprattutto un grande proprietario terriero a lottizzare parte delle proprie campagne. Questo sviluppo edilizio continua tutt’oggi, in modo particolare nella località “Chiesa” e prospiciente al grande quartiere “Lo Monaco”. Con tale sviluppo edilizio è iniziata, negli ultimi anni, un’osmosi tra la popolazione. Parecchie sono le nuove famiglie che vengono ad insediarsi a Portegrandi e di queste alcune sono extracomunitarie, provenienti in special modo dal Marocco, dai paesi dell’est Europa. Tutto questo non ha influito sugli usi, costumi, tradizioni della storia locale. Parecchie inoltre, attualmente, sono le famiglie giovani, in quanto i genitori offrono la possibilità ai figli di costruirsi la casa o nel proprio lotto, attaccata all’abitazione già esistente, oppure, restringendo la superficie abitabile, concedendo l’opportunità di ricavare l’appartamento per il figlio. Tutto questo comporta, come conseguenza, che a Portegrandi non c’è il problema dell’anziano, rifiutato e messo da parte; anzi c’è la venerazione di esso, perché si rende utile fino all’ultimo e con la vicinanza dei propri cari vive in un clima di serenità e di affetto.

Portegrandi, però, è penalizzata fortemente dal sistema viario, stradale e fluviale. Il fiume Sile, il più lungo fiume di risorgiva d’Europa, divide il paese in due realtà. “Chiesa” e “Carafia”, accentuando, a volte, le divergenze e i piccoli dissapori. Queste due realtà sono, a loro volta, percorse da importanti svincoli e nodi stradali: la SS. 14, la provinciale 41 e la strada iesolana.

Queste grandi arterie di comunicazione non permettono un vivere sicuro e tranquillo, anche per le difficoltà di raggiungere i due grossi quartieri, soprattutto quello della località Chiesa, in cui sono concentrati tutti i servizi e perché sono spesso e sovente funestate da gravi incidenti stradali. Di tutto questo ne risente la vita pastorale in quanto i fanciulli e i ragazzi sono condizionati, non potendosi muovere da soli per raggiungere la parrocchia, devono essere sempre accompagnati dai genitori. Ne risultano pertanto compromesse le proposte e le attività parrocchiali.

Gli abitanti di Portegrandi sono prevalentemente dediti all’industria, all’artigianato, al terziario, in percentuale minore all’agricoltura. C’è però una piccola, ma fiorente e prospera attività artigianale. Non essendoci indotti industriali in loco la maggior parte della popolazione (sia maschile che femminile) si recano a Mestre o a Marghera per il lavoro. Portegrandi è ben collegata con i mezzi pubblici ai grossi centri di San Donà di Piave, di Treviso e di Mestre – Venezia.

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